Giacomo Leopardi in amarico

I curatori del sito “Leopardi.it”, nella pagina delle traduzioni de L’infinito, incappano in un buffo malinteso, confondendo AMARICO con ARAMAICO.

Si saranno probabilmente fatti suggestionare dalla passione del Poeta per le lingue antiche, tra le quali appunto l’aramaico, i cui studi emergono per esempio nel “Cantico del gallo silvestre” delle Operette morali (la fonte di molti “semitismi” leopardiani fu il Lexicon Chaldaicum Talmudicum et Rabbinicum del 1640 di Buxtorf il Vecchio, rivenuto nella sconfinata biblioteca paterna).

Non che sia un errore inconsueto, dato che a molti altri sarà capitato di confonderle (le due lingue del resto appartengono alla stessa famiglia, quella camito-semitica, anche se il dettaglio è solitamente ignorato da chi è incapace di distinguerle); tuttavia l’equivoco ha generato una delle discussioni più imbarazzanti in cui mi sia imbattuto su internet: va bene, erano altri tempi (ah, il 2005!), ma all’epoca l’Italia era già piena di negozietti eritrei, dunque non sarebbe stato impossibile riconoscere tale alfabeto (in ogni caso ai tempi esisteva persino Wikipedia):

Veniamo finalmente alla traduzione: da una breve ricerca risulta effettivamente essere opera della dottoressa Elsa Berhé dell’Istituto Italiano di Cultura di Addis Abeba. Il nome in alfabeto amarico della studiosa dovrebbe essere ኤልሳ በርሀ, anche se sfortunatamente non sono riuscito a trovare informazioni su questa autrice.
La sua versione sarebbe apparsa per la prima volta sul “Ragguaglio Librario” nel settembre del 1990; in seguito è stata pubblicata su diverse riviste, perciò non è possibile sapere da quale provenga la pagina scansionata da “Leopardi.it”.
Ad ogni modo, questa è!

ለእኔ አድናቆት ሆኖ የቆየው ይሀ ብቸኛ ኮረብታና…

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